3 buoni motivi per non acquistare acqua in bottiglia

Il rapporto che gli italiani hanno con l’acqua da bere è per molti aspetti paradossale.

Siamo in vetta alla classifica europea e i terzi al mondo nel consumo di acqua in bottiglia1, nonostante da anni ormai l’opinione pubblica attribuisca all’ uso smodato di acqua confezionata una delle principali cause di impatto ambientale, dall’ inquinamento degli oceani all’ emissione di anidride carbonica per la produzione e la logistica dei contenitori.

Secondo una recente ricerca del Censis2 tra le ragioni per cui gli italiani consumano acqua minerale c’è il gusto, il 44,6% la preferisce perché “è buona”, evidenziando una diffidenza nei confronti dell’acqua di acquedotto.

Eppure l’acqua del rubinetto in Italia è di buona qualità, controllata dai gestori d’acquedotto e garantita sino al contatore e il 68% dei cittadini italiani che bevono acqua in bottiglia è pronto a passare all’ acqua del rubinetto, a condizione di ricevere maggiori garanzie sulla sua qualità.3

Al di là delle scelte consapevoli e dei gusti personali ci sono molte abitudini sbagliate e falsi miti che accompagnano il consumo di acqua in bottiglia, alimentati da pubblicità martellanti e spesso fuorvianti.

Al contrario ci sono molti motivi per preferire l’acqua del rubinetto a quella in bottiglia, scelte di sviluppo sostenibile a sostegno di un’economia circolare per ridurre l’impatto ambientale e rivalutare la qualità dell’acqua di rete, grazie anche alla possibilità di migliorarla con idonei sistemi di trattamento al punto d’uso.

Di seguito tre dei principali motivi per non acquistare acqua in bottiglia.

  • 1 Ridurre l’impatto ambientale
  • 2 Fiducia nell’ acqua del rubinetto e risparmio economico
  • 3 Il trattamento domestico dell’acqua potabile

Ridurre l’impatto ambientale

Il commercio di acqua minerale ha un fortissimo impatto sull’ ambiente, per ragioni che vanno ricercate in tutto il ciclo di vita della bottiglia in plastica, dalla produzione allo smaltimento, infatti:

– produzione – nel 2016 soltanto nel nostro paese sono stati confezionati 14 miliardi di litri di acqua, dei quali l’80% in bottiglie di plastica (PET), il che equivale a circa 300.000 tonnellate di nuova plastica immessa nell’ ambiente;

– trasporto – il commercio di acqua minerale avviene prevalentemente su gomma, circa l’80% delle bottiglie viene trasportato con dei TIR che consumano mediamente 1 L di gasolio ogni 5 km, equivalente ad un’emissione di 2,65 kg di anidride carbonica, quindi ogni TIR che movimenta l’acqua dal nord al sud d’Italia e viceversa immette nell’ ambiente 1000 kg di CO2 ad ogni viaggio;

– smaltimento: non tutta la plastica viene adeguatamente raccolta e riciclata, una parte viene erroneamente conferita nell’ indifferenziato mentre altra viene dispersa, per distrazione o incuria, nell’ ambiente. Le conseguenze di uno scorretto smaltimento sono gravi, basti pensare che ogni giorno nel Mediterraneo ci finiscono oltre 700 tonnellate di rifiuti plastici4 che vi possono rimanere per secoli dato che la plastica non è biodegradabile, e sono oltre 25 milioni le tonnellate di plastica prodotte ogni anno in Europa delle quali solo il 30% viene riciclato.5

Fiducia nell’ acqua del rubinetto e risparmio economico

Recenti statistiche6 mostrano che nel 2017 il 10,1% degli italiani lamenta irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua nella propria abitazione e circa un terzo (il 29,1%) dichiara di non fidarsi a bere l’acqua di rubinetto.

Eppure l’acqua degli acquedotti italiani è potabile, sicuramente in molti casi potrebbe essere migliorata, soprattutto nei caratteri organolettici, ma dal punto di vista igienico è sicura e garantita da una legislazione severa, che impone frequenti controlli sia da parte dei gestori che dal personale delle aziende sanitarie.

Una qualità che sarà destinata ad aumentare ulteriormente nel prossimo futuro, quando entrerà in vigore la nuova direttiva europea sulle acque potabili la cui proposta è stata presentata lo scorso 1 febbraio dalla commissione UE. Si tratterrà di una revisione normativa importante per i cittadini per almeno tre motivi:

– informazione – maggiore trasparenza e facilitazione nell’ accesso alle informazioni sulla qualità dell’acqua distribuita degli acquedotti;

– qualità e controlli – migliori trattamenti e controlli grazie all’ introduzione dei WPS (water safety plan), maggiore efficienza nella distribuzione dell’acqua e aumento della sua qualità e della sicurezza con l’introduzione di nuovi parametri riguardanti alcuni inquinanti emergenti;

– risparmio – fare crescere l’utilizzo dell’acqua del rubinetto e ridurre l’eccessivo uso di bottiglie di plastica è uno degli obiettivi della nuova direttiva che, secondo Bruxelles, porterà ad una riduzione del 17% dei consumi di acqua confezionata e un conseguente risparmio per le famiglie europee stimato in 600 milioni di euro l’anno.

Il trattamento domestico dell’acqua potabile

La possibilità di trattare l’acqua del rubinetto con adeguate tecnologie al punto d’uso consente, in pratica, di ovviare a tutti gli inconvenienti associati al consumo di acqua in bottiglia.

L’acqua microfiltrata infatti:

 – è amica dell’ambiente, la vera acqua a KM ZERO;

– evita il consumo di acqua confezionata e con esso la produzione, il trasporto e lo smaltimento dei contenitori in plastica;

– è comoda perché sempre disponibile dal rubinetto, in quantità illimitata; con gli erogatori d’acqua domestici non sarà più necessario acquistare e trasportare a casa pesanti ed ingombranti fardelli di acqua confezionata;

– è buona perché grazie ai sistemi filtranti viene migliorata nel gusto, inoltre con gli erogatori frigogasatori si può ottenere un’acqua liscia o frizzante, a temperatura ambiente, calda o fredda, in grado di soddisfare ogni esigenza e ideale per tutta la famiglia;

– è sicura in quanto le soluzioni di affinaggio consentono di trattenere gli eventuali microinquinanti presenti nell’acqua di rete e quelli potenzialmente rilasciati dalle reti di distribuzione domestiche, inoltre l’acqua affinata non risente delle problematiche di stoccaggio e di rilascio di contaminanti da parte della plastica che caratterizzano invece le acque in bottiglia;

– è economica infatti con un erogatore d’acqua una famiglia può risparmiare sino al 50% della spesa di necessaria per l’acquisto di acqua in bottiglia.

Quindi tante buone ragioni per passare dall’ acqua in bottiglia a quella del rubinetto, meglio se microfiltrata.

 

Trasporto e stoccaggio dell’acqua in bottiglia

Sia il trasporto che lo stoccaggio delle acque in bottiglia sono operazioni che vanno fatte con attenzione.

L’acqua è un prodotto delicato che può subire alterazioni se conservata a lungo, soprattutto in una bottiglia di plastica e in condizioni ambientali sfavorevoli. Non a caso sulle etichette delle bottiglie di acqua minerale vengono sempre riportate le indicazioni per una corretta conservazione in ambito domestico, dove si raccomanda di “tenere le bottiglie al riparo dalla luce, in luogo fresco, asciutto, pulito e senza odore”.

Ma le principali criticità del ciclo di vita di una bottiglia d’acqua non si trovano tra le mura domestiche, vanno cercata altrove, in particolare nella movimentazione a cui viene sottoposta dallo stabilimento di imbottigliamento ai punti vendita.

Il trasporto dell’acqua minerale viene effettuato per l’80% su gomma, con TIR che percorrono centinaia di chilometri e trasportano decine di bancali di bottiglie, nei mesi più caldi sotto un sole cocente.

L’acqua in bottiglia al sole

Arrivati a destinazione presso i punti vendita le confezioni di acqua minerale non di rado vengono stoccate negli spazi esterni dei supermercati e dei punti vendita al dettaglio in attesa di una sistemazione.

Questo è quanto di più deleterio si possa fare perché l’esposizione dell’acqua in bottiglia alla luce diretta e al calore del sole può peggiorarne la qualità.

La comparsa di odori e sapori sgradevoli per esempio sono spie di alterazione del materiale plastico dei contenitori, con cessione di molecole complesse; è dimostrato infatti che dal PET, la plastica con cui sono formate le bottiglie di acqua minerale, in determinate condizioni si possono innescare fenomeni che facilitano la decomposizione del polimero, con una possibile migrazione nell’acqua di sostanze tossiche come l’acetaldeide e la formaldeide.

Anche i contenitori in vetro, pur essendo maggiormente protettivi e inerti, non possono preservare la qualità dell’acqua in condizioni ambientali ostili.

La luce e il calore possono anche favorire lo sviluppo delle alghe, sostanze che in un’acqua minerale dovrebbero essere assenti ma che in realtà si possono trovare quando l’imbottigliamento non viene effettuato in condizioni di adeguata protezione dall’ambiente circostante.

La presenza di alghe è un fenomeno grave perché, oltre a riflettere criticità nel sistema di confezionamento, alcune specie possono dare luogo a metaboliti tossici.

L’esposizione dell’acqua in bottiglia alla luce diretta del sole può quindi indurre un’alterazione delle sue caratteristiche qualitative, causata principalmente da cessioni di elementi tossici da parte del contenitore plastico, con effetti potenzialmente dannosi per la salute.  

Lasciare l’acqua in bottiglia al sole è un reato.

Per questo motivo la legge considera un reato l’esposizione al sole delle bottiglie d’acqua.

Con la pronuncia n. 39037 del 2018 la Cassazione stabilisce che l’esercente che detenga le confezioni d’acqua al sole, a prescindere dal tempo di esposizione, debba essere sanzionato con l’ammenda di Euro 1.500. La vendita di alimenti in cattivo stato di conservazione, come disciplinato dalla Legge 283 del 1962, art. 5 lett. b), è qualificato come reato di pericolo.

Nello specifico si tratta di pericolo presunto secondo il quale, per accertare lo stato della cattiva conservazione, non devono essere utilizzate prove scientifiche, al contrario sono considerati sufficienti i soli dati obiettivi, come il verbale ispettivo o una prova testimoniale.

Quindi il grossista o il ristoratore a cui venissero trovate confezioni di acqua destinate alla vendita, all’interno o all’esterno del locale, esposte alla luce solare e a temperature elevate anche se per un tempo limitato, potrà essere condannato alla pena di € 1.500,00 di ammenda per il reato di pericolo presunto.

Un provvedimento severo, che contribuisce alla tutela della salute dei consumatori con un avvertimento per tutti quei commercianti che gestiscono con troppa leggerezza lo stoccaggio di un prodotto importante e delicato come l’acqua.

Ma possiamo essere davvero sicuri che l’acqua che compriamo al supermercato e quella che ci viene servita in bottiglia al ristorante non siano state lasciate per lungo tempo al sole? Purtroppo no.

I controlli non possono essere capillari e anche se la legge è chiara in merito il trasporto e lo stoccaggio dell’acqua minerale, per come sono strutturati, non potranno mai esonerare completamente l’acqua da un’esposizione alla radiazione solare, modesta o rilevante che sia. Che fare quindi?

L’alternativa all’acqua in bottiglia

La vera soluzione è cambiare abitudine e decidere di bere l’acqua dell’acquedotto.
Sostituire l’acqua in bottiglia con quella del rubinetto è una delle azioni più semplici ed efficaci che ognuno di noi può fare, a favore dell’ambiente e della propria salute.

L’acqua potabile in Italia è sicura e controllata, a KM zero perché erogata sempre fresca e pronta all’uso, un’acqua di buona qualità che può diventare eccellente se affinata con un impianto di trattamento al punto d’uso.

Con un erogatore Idroclima si può ottenere dal rubinetto un’acqua eccellente, organoletticamente perfetta, igienicamente sicura, liscia o frizzante, fredda o a temperatura ambiente, in pratica un’acqua a livello delle migliori acque minerali senza però nessuno degli svantaggi dovuti alla commercializzazione in bottiglia.

L’acqua microfiltrata infatti, oltre ad avere le stesse caratteristiche organolettiche di un’ottima acqua minerale, è molto più economica, più comoda, amica dell’ambiente ma soprattutto più sicura perché non presenta nessuno dei contaminanti rilasciati dal materiale plastico.

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