Il governo approva la tassa sull’acqua

18 Ottobre 2019

 

Nata come la tassa sulla plastica si è trasformata nella tassa sull’acqua. Perché, fino a quando l’acqua non sarà obbligatoriamente contenuta in vetro, le bottigliette di plastica monouso (quelle da mezzo litro tanto per intenderci) restano il principale sistema di vendita e diffusione. E non solo: la plastic tax – com’è stata soprannominata per evidenziare la sua finalità ambientalista – colpirà anche la confezione (anch’essa in plastica) che avvolge le sei bottiglie di minerale. Insomma, non bastava l’Iva al 22% su un bene di prima necessità: i consumatori, in questo modo, verranno tassati una seconda volta. Perché è chiaro che, se l’imposta mira a colpire i produttori e distributori, non c’è dubbio che questi faranno ricadere il peso

dell’imposizione sul cliente finale. E così anche i ristoratori che serviranno al tavolo la minerale in bottiglia.

Sono queste le conseguenze di un’interpretazione piuttosto larga che il legislatore vuole dare al concetto di “imballaggi” colpiti dal nuovo balzello: non solo gli imballaggi delle spedizioni. Tecnicamente, sono «imballaggi primari» anche i contenitori monouso: tanto per fare qualche esempio, si tratta delle bottigliette che vengono vendute sfuse allo stadio, ai concerti, ai bar, alle fiere.

 

Non c’è verso di sperare in un ripensamento: il governo ha ormai trovato l’intesa. Del resto, da sola, la tassa sulla plastica vale ben 1 miliardo di euro nel 2020 e 2 miliardi nel 2021. Sono cifre che farebbero gola a qualsiasi Esecutivo se si tiene conto che l’imposizione viene schermata dai buoni intenti di salvaguardare l’ambiente. Peccato che, come al solito, anziché andare a incentivare i consumi ecosostenibili si vanno a tassare quelli tradizionali.

Il governo non considera neanche il fatto che, con la raccolta differenziata della spazzatura, le famiglie sono ormai abituate a riconsegnare le bottiglie di plastica ai centri di raccolta che le riutilizzano, senza danno per l’ambiente.

Non c’è da meravigliarsi allora se si dice che, più che una tassa sulla plastica e sugli imballaggi, si tratta di una tassa sull’acqua

Fonte

Acqua frizzante dal rubinetto

L’anidride carbonica è il gas che viene utilizzato per rendere l’acqua frizzante, così come la maggior parte delle bibite, allo scopo di renderla più gradevole al palato e digeribile.Le acque, in natura, contengono sempre una certa quantità di gas disciolti, anche di anidride carbonica, ma si tratta in genere di pochi mg/L, una concentrazione molto modesta che risulta assolutamente impercettibile al palato. In alcuni territori, specialmente quelli di origine vulcanica, si trovano invece sorgenti di acque effervescenti naturali, denominazione che può essere attribuita ad un’acqua se possiede valori di anidride carbonica naturale disciolta di almeno 250 mg/L, concentrazioni non molto elevate ma sufficienti per risultare percettibili al palato. 
 
 
 
 
Per arrivare però alla “frizzantezza” delle acque gassate che normalmente consumiamo occorre che questo gas venga aggiunto, con appositi saturatori, in concentrazioni decisamente superiori, generalmente qualche migliaio di mg/L (3-4000 mg/L per le acque leggermente frizzanti e oltre 5000 mg/L per le acque gassate tradizionali). Il motivo per il quale si addiziona anidride carbonica (che deve essere di qualità alimentare E290 certificata) e non un altro gas è dovuto al fatto che, sotto pressione, questa si può “accumulare” nella bibita in forma di acido carbonico per essere rilasciata gradualmente. L’aumento di acido carbonico induce un abbassamento del pH, questo fatto non comporta nessuna controindicazione sanitaria alla qualità dell’acqua dato che le caratteristiche di saline rimangono inalterate. anidride carbonica co2

Perché scegliere un’acqua frizzante: i vantaggi

Tuttavia tra un’acqua liscia ed una gassata esistono delle differenze e il piacere che può scaturire dal bere un’acqua frizzante è dovuto anche ad effetti fisiologici differenti per le due categorie: • le acque frizzanti hanno un potere dissetante “immediato” maggiore delle acque lisce, ciò è dovuto all’effetto debolmente anestetico che l’anidride carbonica ha nei confronti delle terminazioni nervose. Il risultato finale però è lo stesso perché il potere dissetante, al di là dell’effetto immediato, è dato dal contenuto salino, che non cambia con l’aggiunta di gas; • le acque gassate stimolano la secrezione gastrica, pertanto sono più apprezzate da chi ha una digestione lenta e pesante rispetto a chi soffre di acidità e meteorismo; • è da sfatare invece il luogo comune secondo il quale le acque gassate farebbero ingrassare, l’acqua non ha calorie, nemmeno quella frizzante, e la sensazione di gonfiore che si prova bevendola è solo temporanea.

Come si otteneva l’acqua frizzante in passato

In passato per produrre acqua frizzante a tavola si usavano le bustine di idrolitina, un’operazione che consente di gasare l’acqua con l’inevitabile controindicazione di arricchirne molto il contenuto salino, in particolare di sodio, ed alterarne il sapore, ciò è dovuto al fatto che la miscela tipica è costituita da carbonato acido di sodio, acido malico e tartarico. Il carbonato e l’acido, quando entrano in contatto con l’acqua, reagiscono con un duplice effetto: produzione di anidride carbonica, causa della gradevole effervescenza, e aumento consistente della percentuale dei sali disciolti. Quindi è da sconsigliare l’acqua frizzante prodotta con le bustine di Idrolitina, o altri prodotti simili, agli ipertesi e a chiunque voglia seguire una dieta iposodica. 
 
 
 
 
 
Quando si parla di acqua gassata vengono in mente le acque minerali, in realtà questa non è una prerogativa delle acque in bottiglia, o meglio non lo è più, infatti le moderne tecnologie consentono oggi di ottenere comodamente acqua frizzante dal rubinetto di casa.
Si tratta di soluzioni tecnologiche avanzate, in cui al frigogasatore viene abbinato ad un gruppo filtrante per erogare, in continuo, acqua frizzante di eccellente qualità. Questi impianti vengono direttamente collegati alla rete idrica, hanno dimensioni contenute e possono essere installati, a seconda del modello, sopra o sotto il lavello. Si tratta della stessa tecnologia di cui molti operatori del settore alimentare (ho.re.ca) si sono dotati, per offrire ai propri clienti acqua in caraffa, liscia o frizzante, fresca o a temperatura ambiente, filtrata al momento, come valida alternativa alle acque minerali in bottiglia.
 
 
 

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